Saba non é un’isola molto frequentata dai viaggiatori di mare, le sue coste sono poco ospitali, non ci sono spiagge, nemmeno una piccola piccola, i fondali sono troppo profondi per tirare l’ancora e nemmeno la boa garantisce un ancoraggio comodo quando il mare é agitato. Eppure quest’isola di difficile accesso e a prima vista piuttosto inospitale é molto apprezzata dai turisti di tutto il mondo. Decidiamo di fare scalo qui approfittando di qualche giorno di mare calmo: senza vento la barca di giorno é un forno, però almeno la notte si dorme tranquilli.

Saba fa parte delle Antille Olandesi, la lingua ufficiale é l’olandese però tutti parlano anche inglese.
Sbrighiamo le formalità d’entrata a Fort Bay e facciamo l’autostop per il paese più vicino, The Bottom. La macchina si arrampica su una salita con una pendenza che impressiona persino me che sono cresciuta fra le montagne alte e ripide dell’Appennino Lucano. Vi dico solo che più tardi quella stessa strada l’abbiamo rifatta a piedi in discesa e siamo arrivati giù con le gambe che tremavano per lo sforzo e le ginocchia e i polpacci doloranti!
The Bottom si trova a 2 o 3 km da Fort Bay, e a circa 400 metri sul livello del mare. La macchina si arrampica agile fra le pareti di roccia nuda in uno scenario desolato e poi improvvisamente oltre una curva, come nelle fiabe, un flamboyant ricoperto di fiori rossi annuncia il cambio di scenario e la natura selvaggia e verdeggiante delle colline fertili appare davanti a noi come un miraggio nel deserto.
Visitiamo i due villaggi dell’isola: the Bottom e Windwordside. Il primo si trova in una valle, l’altro in cima alla montagna. Sono due villaggi ben curati, accoglienti e pittoreschi. Le piccole case dal tetto rosso e una linea bianca nel mezzo sembrano tutte abitate, tutte mantenute in modo impeccabile. L’isola é piccola, appena 13km2, ma brulica di vita e di attività: bar, ristoranti, negozietti, boulangeries, piazzette pittoresche con i tavolini all’aperto. Scopriamo che l’isola ospita persino un’università di medicina e un campus per 600 studenti, evidentemente una grande risorsa economica per un’isola di appena 2000 abitanti.
Turismo, un’università e una comunità che ama, rispetta e cura la sua terra: ecco le chiavi del successo di Saba.
L’isola é rinomata per i suoi fondali, e molti dei turisti che raggiungono le sue coste sono precisamente appassionati di scuba diving. Noi ci limitiamo a fare un po’ di snorkeling a Well’s Bay, i fondali sono effettivamente belli ma non più di quelli che abbiamo già visto in altre isole dei Caraibi, francamente.
Lasciamo l’isola e passiamo al lato di un monumento naturale conosciuto come « Diamont Rock« : si tratta di una roccia alta a punta, come un iceberg, ricoperta da un velo bianco, da qui il nome, roccia di diamante. Sulla cima si riposano gli uccelli di mare. « Che bella! » dico a Louis mentre afferro la macchina fotografica e inizio a scattare foto del diamante e del blu luminoso del mare. « Chissà perché é tutta bianca quella roccia ».
« È cacca di uccello » mi fa lui. Smetto di scattare, lo guardo perplessa e afferro il binocolo per osservare meglio il mio diamante. « Hai visto, é cacca di uccello! » mi ripete Louis.
A volte é meglio godersi le cose belle senza farsi troppe domande, penso. A volte troppa informazione uccide l’incantesimo.

Informazioni pratiche per naviganti: le formalità d’entrata e d’uscita si fanno a Fort Bay, ed é possibile realizzarle simultaneamente. La tassa d’entrata é di 20 dollari americani e la boa costa 3 dollari a persona e a settimana.
Altre informazioni pratiche: Saba si raggiunge via mare o in aereo da Saint Martin. Calcolate circa 80 dollari a persona andata e ritorno via mare, il doppio in aereo.